Zingaretti FOR PRESIDENT !!!

Aprile 11, 2008 by dibuduo

Fermi tuttiiiiiiiiiiiiii.
Se stavate per fare un abbonamento per la connessione ad internet non fatelo!!!!!!
Ci pensa zio Nicola! (Posso chiamarti zio vero? Un faccione pacioso e sorridente come il tuo mi ispira fiducia e tranquillità)

Mammamia! nessuno aveva mai promesso tanto! finalmente un politico che viene incontro alle esigenze di tutti.

uhm……però, pensandoci bene……dopo il primo momento di travolgente entusiasmo…..

“INTERNET SENZA FILI GRATIS”
Come impatto non c’è niente male eh! Senza fili vuol dire che potremo collegarci ovunque siamo, una libertà da vero Paese moderno, e poi GRATIS! Un sogno che si realizza. Non dovremo più pagare fior di bollette alle varie Telecom / Fastweb / Fiscali / Tele2… Un risparmio mensile per ogni utenza all’incirca tra i 15 e i 25 euro, mica male!
…ehm….però… internet a che velocità? 20 Mbit/sec? 7? 2?

“IN TUTTA LA PROVINCIA”
Ma sarà possibile collegarsi da tutto il territorio provinciale?? O solo in alcune zone?
A zi’ Nico’ facce capi’ meglio!

Visto che ogni azienda fornisce una dettagliata spiegazione di costi e servizi, caro zio Nicola fai anche tu un prospetto, mi permetto di darti un aiuto, dato che in questi giorni sarai oberato di impegni per la campagna elettorale.

Provider: Provincia di Roma

Dettagli del servizio: collegamento wireless a velocità [quale?], nelle zone raggiunte dal servizio [quali?].

Costi: GRATIS [per modo di dire, essendo soldi pubblici sono sempre soldi nostri].

Visto? Basta poco per chiarire le idee.

Però aggiungo una nota personale. Per favore qualcuno mi aiuti a fugare un dubbio che si è insinuato nella mia testa.

Non sarà mica una della solite sparate elettorali per raccattare più voti possibile da chi crede che dall’oggi al domani saremo liberi ovunque di navigare gratis sul web e da quelle ditte che vinceranno gli appalti per realizzare la P.W.C. (nome da me coniato per la rete senza fili provinciale, però in inglese perché è più fico: Provincial Wireless Connection)?

Proprio in questi giorni stavo per fare un contratto con Telecom per Alice Tutto Incluso. Che dite posso evitare?? Tanto ce pensa zi’ Nicola no??

 

 

Una corretta pianificazione del territorio per la mitigazione dei rischi. L’importanza dell’informazione alla popolazione.

Aprile 7, 2008 by dibuduo

Non esiste una ricetta universale per mitigare il rischio.

Occorre esaminare nel dettaglio le caratteristiche dei tre elementi che contribuiscono a formarlo (fenomeni, elementi esposti e loro vulnerabilità) ed elaborare la giusta strategia in funzione del rapporto costi-benefici (cioè bisogna individuare quali sono gli interventi che danno maggiori vantaggi con la minore spesa).
 
Conoscere i rischi e intervenire per ridurli vuol dire operare una corretta pianificazione del territorio (essa è l’ordinamento spaziale e temporale dello sviluppo mirato al miglioramento delle condizioni di vita, in equilibrio con l’ambiente).

La corretta pianificazione del territorio si esplica attraverso:
la PREVISIONE degli eventi pericolosi, cioè l’approfondita e dettagliata CONOSCENZA del territorio e delle sue dinamiche naturali;
la PREVENZIONE, cioè l’attuazione di interventi finalizzati alla mitigazione dei rischi individuati;
la CAPACITA’ DI GESTIRE L’EMERGENZA.

Le tipologie di pericoli naturali cui è soggetta Roma si conoscono molto bene.

Quantificare il rischio per ciascun fenomeno in una determinata zona è compito però ESTREMAMENTE arduo, poiché come abbiamo visto i parametri in gioco sono molteplici e molto complessi.

A livello qualitativo molto generale è abbastanza immediato individuare quali zone sono soggette a certi fenomeni.
Per esempio:
Monte Mario e Monteverde - instabilità dei versanti;
il centro storico vicino al Tevere – inondazione;
tutte le aree edificate su terreni alluvionali recenti – amplificazione sismica, cedimenti differenziali.

Questi sono esempi molto banali e generici, i fenomeni potenzialmente pericolosi sono molti, e molte sono le zone del Comune di Roma esposte ai rischi connessi a tali fenomeni.

Alcuni studi approfonditi e specifici sono già stati condotti da parte di Enti di Ricerca e Università, molti altri devono essere programmati.

Come previsto dalle Normative in materia di Protezione Civile è di fondamentale importanza l’esecuzione di una CAPILLARE CAMPAGNA DI INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE sui rischi del proprio territorio e sui comportamenti da adottare al verificarsi di un evento pericoloso, e l’organizzazione di PIANI D’EMERGENZA che devono essere provati assieme ai cittadini e aggiornati nel tempo.

I cittadini devono essere debitamente informati sui fenomeni naturali potenzialmente pericolosi a cui è sottoposto e adeguatamente preparati ad affrontare le possibili situazioni di emergenza.

Il concetto di rischio connesso a eventi naurali.

Aprile 7, 2008 by dibuduo

Il nostro Paese è caratterizzato da una naturale evoluzione del paesaggio che purtroppo sirisolve in improvvise sciagure per l’uomo con drammatica continuità.
Terremoti, alluvioni, valanghe, frane, eruzioni sono in realtà EVENTI NATURALI; li definiamo PERICOLOSI, poiché a causa delle loro caratteristiche possono potenzialmente arrecare danno all’uomo.

Dunque dobbiamo interrogarci sul PERCHE’ un EVENTO NATURALE si traduce sistematicamente in una CALAMITA’:

1.  perché esso non è prevedibile e si verifica a caso sul territorio?
2.   perché non possiamo fare nulla per ridurre il rischio che comporta?
3.   perché se si verifica non abbiamo altro da fare che rassegnarci a non avere scampo?

La risposta a tutte e tre le domande è NO.

1) PREVISIONE Attraverso lo studio dei dati storici e l’approfondita conoscenza del territorio e delle dinamiche naturali cui è sottoposto, è possibile eseguire una valutazione probabilistica di quali eventi possano colpire una certa area, di che intensità e con che frequenza.

2) PREVENZIONE Individuato l’evento pericoloso, si può ridurre il rischio cui siamo sottoposti con interventi adeguati, ad esempio con la costruzione di opere ben studiate (sistemazione di un versante in frana, costruzione di una cassa d’espansione per le piene), oppure con il miglioramento degli edifici esistenti (per esempio adeguandoli alle normative antisismiche), oppure spostando in un luogo più sicuro le persone soggette al rischio

3) GESTIONE DELL’EMERGENZA E’ opportuno per ognuno di noi conoscere i rischi cui è soggetto il nostro ambiente e non farsi cogliere impreparati: bisogna quindi imparare come comportarsi quando si verifica una situazione d’emergenza
IL RISCHIO DOVUTO AD EVENTI NATURALI

Ora che abbiamo inquadrato l’argomento in generale definiamo meglio il significato di RISCHIO:
il rischio è l’entità del danno atteso in una certa area, in un certo intervallo di tempo, provocato dal verificarsi di un fenomeno pericoloso di una certa intensità

RISCHIO = P ∙ E ∙ V

(P) PERICOLOSITA’
probabilità che un certo fenomeno di una certa intensità si verifichi in una certa area in un determinato intervallo di tempo; il fenomeno può essere naturale o indotto più o meno direttamente e in misura variabile dall’antropizzazione.

(E) ELEMENTI A RISCHIO
elementi esposti al fenomeno: popolazione, beni storici, artistici ed archeologici, attività sociali ed economiche, manufatti, infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie) e di servizio (reti elettriche, idriche, telefoniche, fognature), etc.

(V) VULNERABILITA’
da 0 (nessun danno) a 1 (perdita totale dell’elemento a rischio)
entità delle perdite subite da un elemento a rischio in conseguenza di un fenomeno di una certa intensità = attitudine di un elemento a rischio a sopportare gli effetti di un fenomeno in funzione della sua intensità.

 

 

I Colli Albani.

Aprile 7, 2008 by dibuduo

I Colli Albani sono considerati un vulcano “quiescente”, cioè un vulcano in cui il tempo trascorso dall’ultima eruzione è inferiore a quello intercorso in media tra una fase eruttiva e la successiva: l’ultima fase eruttiva risale a circa 30 mila anni fa, mentre i cicli eruttivi si sono alternati con pause di circa 45 mila anni.

Questa affermazione non deve però suscitare forti preoccupazioni poiché il rischio maggiore è rappresentato dalle manifestazioni geotermiche (emissioni di gas tossici dal sottosuolo) che avvengono in diverse zone dei Colli Albani e che costituiscono un problema costante per la popolazione residente; un’ eruzione è preceduta da una lunga serie di eventi premonitori (sciami sismici, rapide deformazioni del suolo, apertura di fessure con fuoriuscita di gas, variazione nella composizione chimica delle acque di falda, etc.) che permettono di stabilire approssimativamente la probabilità del suo verificarsi a breve termine, ma soprattutto il vulcano si trova in un periodo di “riposo” che potrebbe durare anche altre migliaia di anni, oppure potrebbe addirittura non andare più incontro ad una nuova fase eruttiva.

 

 

L’area dei Colli Albani è notoriamente una zona sismogenetica: i periodi di attività più intensa si ripetono all’incirca ogni 30 anni e raggiungono intensità massime dell’ VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (nota semplicemente come “scala Mercalli”) a causa della bassa profondità degli ipocentri (le zone nel sottosuolo dove si originano i sismi), compresi tra i 2 e i 6 km, in corrispondenza delle zone dove sono avvenute le eruzioni più recenti (laghi di Albano e di Nemi, e altri crateri eccentrici).

Misurazioni condotte lungo una linea di capisaldi hanno permesso di evidenziare un fenomeno di deformazione lenta del suolo, analogo a quello di molti vulcani considerati attivi, con sollevamenti fino a 30 cm in circa 50 anni (il tasso di sollevamento è diminuito negli ultimi anni): le deformazioni verticali sono state messe in relazione all’aumento di pressione al tetto di una camera magmatica solidificata.

Le manifestazioni più evidenti e conosciute del vulcanismo dei Colli Albani sono rappresentate dalle emanazioni gassose dal sottosuolo. I gas che vengono liberati sono diossido di carbonio (anidride carbonica, CO2), disolfuro di idrogeno (H2S) e radon (Rn): tutti e tre questi gas sono pericolosi per gli esseri viventi e ad elevate concentrazioni (CO2 e H2S) possono essere addirittura mortali, mentre il radon e i prodotti del suo decadimento sono la principale causa di esposizione alla radioattività naturale e rappresentano la seconda causa per tumore al polmone nel mondo dopo il fumo. Il radon viene anche rilasciato dai blocchi di lava e di tufo con cui sono costruiti i muri, in seguito al decadimento di elementi radioattivi contenuti in piccole percentuali nei prodotti vulcanici.

L’emissione dei gas dal sottosuolo avviene in maniera all’incirca continua in corrispondenza di fratture lungo le quali essi risalgono verso la superficie, ma può subire un incremento in concomitanza di eventi sismici o per cause antropiche, come scavi per fondazioni e realizzazioni di pozzi abusivi. Le zone di maggior emissione sono storicamente conosciute e costantemente monitorate, come per esempio Cava dei Selci nel comune di Marino.

Questi gas sono più pesanti dell’aria e quindi in mancanza di ventilazione ristagnano nelle depressioni: all’aperto possono essere dannosi soprattutto per la vegetazione e per gli animali, mentre nelle abitazioni possono affluire lungo piccole fratture nel suolo o da tubi e condutture e ristagnare presso il pavimento nei locali seminterrati. Anidride carbonica e radon sono incolori e insapori, mentre il disolfuro di idrogeno è facilmente individuabile a causa del caratteristico odore di uova marce.

Le norme di comportamento sono ben illustrate nell’opuscolo “Rischio di emanazioni gassose nei comuni di Ciampino e Marino” a cura del Dipartimento Protezione Civile, dell’I.N.G.V. e dei Comuni di Marino e di Ciampino:

• Aerare sempre i locali, chiusi da molto tempo, prima di accedervi (cantine, garage, lavatoi)

• Non utilizzare locali interrati e seminterrati per attività abitative, lavorative, ricreative e soprattutto per ricovero notturno; vietare l’accesso negli scantinati ai bambini, se non accompagnati da adulti.

• Dotare i locali interrati e seminterrati di un impianto di ventilazione forzata, per garantire un’adeguata circolazione dell’aria e impedire pericolosi accumuli di gas tossici negli ambienti chiusi.

• Evitare la permanenza prolungata in strutture depresse, eventualmente presenti all’esterno delle abitazioni (piscine vuote, canali di raccolta delle acque, cisterne interrate, pozzi, etc.) e accedervi con grande prudenza, avendo l’accortezza che all’esterno della struttura vi sia qualcuno in grado di portare soccorso.

E aggiungo una cosa parimenti importante:
non eseguite MAI una perforazione per fare un pozzo senza la debita relazione del geologo! Non è solo un discorso di tutela delle risorse idriche sotterranee, ma anche di tutela della salute!

Il problema delle cavità sotterranee a Roma.

Aprile 7, 2008 by dibuduo

 

In molti sono a conoscenza del fatto che nell’area urbana di Roma sono presenti numerose reti di gallerie sotterranee, ma non sono altrettanto ben conosciute la complessità e (in certe zone) la gravità del problema. Le cavità sotterranee sono dovute a:attività estrattive nei depositi vulcanici (pozzolane e tufi) e in minor misura in depositi sabbioso-ghiaiosi; cunicoli per drenare le acque, captazione di sorgenti; catacombe.

 

 

Le aree della città interessate dalla presenza di cavità sotterranee sono in prevalenza quella orientale e meridionale (cioè in sinistra idrografica del Fiume Tevere), dove sono presenti i depositi del Vulcano Laziale (Colli Albani), interessati da attività estrattiva. In minor misura sono presenti cavità sotterranee anche in destra idrografica del Fiume Tevere nei depositi del Vulcano Sabatino, e in parte anche in ghiaie e sabbie.

 

I metodi di scavo, mantenutisi pressoché inalterati dall’epoca romana fino ai tempi recenti, prevedevano lo scavo di una galleria principale con imbocco lungo un versante e la realizzazione di gallerie laterali all’incirca ad angolo retto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In alcuni luoghi le reti di gallerie sono sovrapposte e per la maggior parte non vi è corrispondenza in verticale fra i pilastri dei diversi livelli, mentre in altre zone gli scavi hanno raggiunto la falda acquifera.

 

Il sistema di cavità sotterranee non è perfettamente conosciuto.

Quando l’area urbana era limitata quasi del tutto al centro storico le campagne circostanti erano disseminate di punti di ingresso alle cavità più o meno accessibili e di voragini dovute allo sprofondamento delle volte.

 

L’espansione edilizia del dopoguerra (anni ’60 – ’70), condotta per la maggior parte senza i  dovuti accorgimenti, ha portato da un lato all’occultamento delle cavità (sia con il tombamento delle voragini e degli accessi, sia con la presenza del fabbricato stesso), e dall’altro alla creazione di situazioni pericolose, a causa di inopportune tipologie fondazionali: alcuni edifici sono stati infatti costruiti con fondazioni dirette al di sopra di reti ipogee a piccola profondità.

Quando la fondazione diretta è sconsigliabile a causa della pessima qualità di terreni e rocce o per la presenza di cavità, l’adeguata tipologia fondazionale è rappresentata dalla realizzazione di pali che, attraversando i livelli in questione, scaricano il peso della struttura più in profondità dove la situazione stratigrafica lo permette.

 

Le gallerie a volte sono invase da acqua e liquami provenienti in genere da perdite delle reti idriche e fognarie, che determinano il disfacimento e l’ alterazione dei materiali vulcanici, con conseguente scadimento localizzato delle caratteristiche geotecniche, fenomeni di scalzamento al piede delle pareti, distacchi dei pilastri e continui allargamenti della larghezza delle gallerie.

 

PROGETTO DI MAPPATURA

La presenza delle cavità sotterranee a Roma si rende evidente quando si verificano crolli che portano alla lesione delle strade, degli edifici sovrastanti e delle reti di sottoservizi (fogne, reti idriche, elettriche, telefoniche, ecc.), con ripercussioni negative su attività civili e

commerciali.

Se da un lato si può stare relativamente “tranquilli” poiché i danni potenziali consistono in lesioni molto localizzate ai manufatti (quindi non c’è il rischio di crollo di un intero palazzo), dall’altro occorre considerare che il verificarsi di tali danni comporta comunque dei costi sociali, a cui si devono aggiungere i costi delle indagini e degli interventi di ripristino e di bonifica dei dissesti, che richiedono risorse economiche non trascurabili, nonché soluzioni progettuali di consolidamento particolarmente complesse.

 

Per questo è indispensabile che venga elaborato al più presto un progetto di mappatura dell’area urbana di Roma al fine di individuare le zone con maggiori potenzialità di crollo, e che richiedono immediati interventi di risanamento; tali interventi non devono essere limitati all’esecuzione di perforazioni e al successivo riempimento delle voragini, ma devono essere adeguatamente pianificati sulla base della precisa definizione dell’interazione opere in superficie – reti ipogee.

 

Il progetto dovrebbe svilupparsi secondo azioni susseguenti:

1. individuazione delle aree maggiormente esposte al pericolo di crollo delle cavità, secondo diverse classi di pericolo;

2. identificazione degli elementi a rischio per ciascuna area e valutazione della loro vulnerabilità;

3. elaborazione di scenari di evento e valutazione dell’entità dei danni;

4. individuazione delle zone a priorità di intervento (quelle con maggiore danno potenziale e maggiore esposizione al pericolo).

 

UNO STUDIO DI RIFERIMENTO

A breve sarà pubblicato uno studio molto interessante condotto nel Municipio VI da un’equipe dell’Università “Roma Tre” diretta dal dott. Mazza (che ringrazio per la sua disponibilità e cortesia per avermene anticipato in maniera approfondita i contenuti).

Il risultato dello studio è una carta del rischio nel Municipio VI elaborata secondo una matrice in cui sono rapportati tra loro i dati geologici (dai quali si desume, a corredo delle cavità già note, la maggiore o minore probabilità di presenza di ulteriori cavità) e le fasce di età di costruzione degli edifici (da cui si è desunta sia la tipologia costruttiva – es. muratura o cemento armato - che quella fondazionale – es. fondazione diretta o su pali). Alcune cavità sono state anche esplorate direttamente, permettendo l’esame delle condizioni delle pareti dei pilastri (che in alcuni casi sono risultate essere critiche).

Tale studio rappresenta un’ottima proposta di approccio metodologico per la gestione e la pianificazione del territorio, poiché da un lato permette l’individuazione di aree più a rischio di altre, e dall’altro rappresenta per amministrazioni locali e geologi professionisti da esse incaricati una base solida su cui programmare adeguatamente qualsiasi tipo di intervento in area urbana.

 

Gli zingari. Anzi, i nomadi, così è “politically correct”.

Aprile 4, 2008 by dibuduo

20 anni fa davanti casa mia c’erano 50 roulotte di zingari. Accattonaggio e furti a tutto spiano.

20 anni dopo ho cambiato casa, ma gli zingari sono sempre di più, e da tempo hanno imparato a procreare il più possibile per sfruttare i minori nell’accattonaggio e nei furti.

La situazione è peggiorata, ed è sotto gli occhi di tutti. 

Integrazione significa imparare a rispettare le leggi, a lavorare, a pagare per i servizi di cui si usufruisce, a vivere come vivono tutti gli italiani, e non ultimo significa imparare a lavarsi e a vestire dignitosamente.
Mi chiedo se la gente nomade vuole davvero l’integrazione o preferisce sopravvivere da parassita della società.

Chi non accetta di integrarsi se ne deve andare.

E’ ora di dotare Roma di un piano serio e civile di gestione dei nomadi, cosa che non sono riusciti a fare Rutelli e Veltroni IN 15 ANNI.

L’unico regolamento di cui ho trovato traccia è la Deliberazione del Commissario Straordinario n. 117 del 3 giugno 1993, che pur nella sua incompletezza e approssimazione specificava “ ….La sosta è consentita previo pagamento, da parte dei singoli gruppi familiari, di una somma a copertura dei consumi di luce, acqua e dei servizi… ”.

E’ mai stato applicato? O paghiamo noi per ospitare i nomadi a Roma? La risposta la conosciamo tutti.

Quanti di noi direttamente o indirettamente hanno avuto pessime esperienze con un nomade?

Siamo stufi di subire gente che ha un concetto tutto suo del modo di vivere in una società, dell’igiene personale e della pulizia, che ha le sue regole e non ha intenzione di seguire quelle della comunità che la ospita.

Personalmente ritengo che il Comune di Roma deve fare propria, integrandola, la proposta di Legge Regionale presentata dal Consigliere Luigi Celori ad ottobre 2007.
Gli elementi portanti della proposta sono riassumibili in pochi punti chiari ed essenziali:
- controllo serio e concreto dei nomadi presenti su tutto il territorio regionale;
- costruzione di campi di sosta fuori dai centri abitati;
- divieto di sostare al di fuori dei campi autorizzati;
- sosta nei singoli campi al massimo per 30 giorni (altrimenti che nomade sei??);
- obbligo di versare un contributo alle spese di gestione del campo;
- rigida severità nelle sanzioni, fino all’allontanamento obbligatorio dal campo con la conseguente perdita per il nomade trasgressore del diritto di sosta in tutti i campi della Regione.

Le integrazioni che ritengo opportune sono le seguenti.

Trascorsi tre mesi di libera residenza per chi non dimostra di avere i mezzi necessari per la propria sussistenza deve essere prevista l’espulsione immediata dal territorio comunale (direttiva Comunità Europea 2004/58, CAPO III, art. 6 e 7), con segnalazione ai competenti organi governativi.

Un nomade per poter sostare nel comune deve:
- avere il permesso di soggiorno ed essere provvisto di documento di identità;
- comunicare all’ufficio comunale preposto i propri dati anagrafici;
- pagare le utenze al campo di sosta (acqua, luce, gas, rifiuti)
- al termine dei tre mesi dimostrare di avere i mezzi necessari per la sussistenza propria e dell’eventuale famiglia a carico, e comunque rispettare il limite massimo di 30 giorni di sosta in un campo.

Se un tale regolamento, perfettamente rispettoso dei diritti di tutti, entrasse in vigore, quanti nomadi resterebbero nel nostro territorio dopo poco tempo?

Facciamo rispettare loro i doveri della convivenza civile e vediamo quanti saranno veramente capaci di integrarsi.
 

per approfondire: http://www.dibuduo.it/

Il bollino blu e i proventi delle multe.

Aprile 4, 2008 by dibuduo

Ogni mezzo circolante nel territorio del Comune di Roma è obbligato ad esporre il certificato di controllo dei gas di scarico (“bollino blu”), in base alla Deliberazione di Giunta Comunale n. 1514 del 27 luglio 1999, emanata durante il secondo mandato del sig. Francesco Rutelli.

 Volendo chiamare le cose col loro nome sarebbe più indicato non chiamarlo bollino blu, ma “tassa annua di circolazione nel Comune di Roma”.

In questo caso il detto “la legge non ammette ignoranza” appare più come una malcelata autorizzazione alla vessazione del cittadino piuttosto che come la giusta formulazione del dovere di ognuno di conoscere le regole della società in cui vive.

 La Deliberazione di Giunta Comunale n. 1514 del 27 luglio 1999 applica la Direttiva del Ministero dei Lavori Pubblici del 07/07/1998; leggendo quest’ultima si scoprono cose molto interessanti: Art. 4.
L’emanazione dell’ordinanza di divieto di cui sopra deve essere
posta a conoscenza degli utenti della strada mediante l’apposizione,
in corrispondenza dei segnali di inizio centro abitato, del segnale
di divieto di transito
..…[omissis]……..corredato di
pannello integrativo riportante la scritta “eccetto veicoli
autorizzati per zona bollino blu”. Detto segnale di divieto dovrà
essere presegnalato, mediante i segnali di indicazione e di
preavviso, in corrispondenza della intersezione dalla quale si dirama
il percorso alternativo individuato.
 

Quanti di voi hanno mai visto tali segnali (divieto di transito eccetto veicoli
autorizzati per zona bollino blu, e presegnalazione del divieto) lungo il confine della fascia verde?
Io in 9 anni ne ho visto uno, a Morena.

Se li vedete scrivetemi. Se non li vedete scrivetemi uguale, vuol dire che il Comune sta violando l’art 4 della Direttiva Ministeriale. 

Perché un’auto nuova per circolare nel territorio del Comune di Roma deve effettuare tale controllo entro 12 mesi dall’immatricolazione, quando la revisione va fatta dopo 4 anni??

Tempo fa ho portato l’auto del mio suocero a fare il 3° bollino blu.Impiegata dell’officina: “Quando ha fatto al revisione?”Io: “Revisione?? Veramente la macchina ha 3 anni, la revisione la deve fare l’anno prossimo”Impiegata dell’officina: “Ah beh allora è inutile che fa il controllo, la macchina è nuova è impossibile che non sia a posto con le emissioni. Se vuole farlo deve aspettare [3 persone in fila] altrimenti glielo do lo stesso”. 

E poi l’obbligo esteso a ogni mezzo circolante (come previsto dall’Art. 3 della Direttiva Ministeriale) può andar bene per un piccolo comune ma non per Roma.

Se una persona si trova per esempio a passare nel territorio comunale andando che so, da Massa Carrara a Campobasso? Se i Vigili la fermano hanno il diritto di fargli 71 euro di multa!!

In data 3 e 6 ottobre 2007 i Vigili in servizio al centralino dei Gruppi VIII e XI in occasione delle mie telefonate mi hanno risposto che “….la contestazione della violazione per veicoli intestati a persone non residenti nel Comune , che si trovano occasionalmente a transitare per Roma, è A BUON CUORE DI CHI FERMA IL VEICOLO…”.

Per una consuetudine tutta italiana la contestazione di una violazione non è sempre certa, come invece dovrebbe essere; si vede che ci sono Vigili che hanno più “buon cuore” di altri: è una caratteristica che risalta dai test attitudinali? Il “buon cuore” fa parte dei requisiti necessari per indossare la divisa o è lasciato al libero arbitrio? 

La Fondazione “LUIGI GUCCIONE ONLUS” ha recentemente reso noti i dati relativi ai proventi delle contravvenzioni per violazioni del Codice della Strada in 14 città italiane nell’anno 2005: se si divide il totale dei proventi per il numero di contravvenzioni si trova un importo medio a multa di 56 € per Bologna, 55 € per Firenze, 57 € per Milano……….e 25 € (!) per Roma (78milioni456milaeuro da 3 milioni e 100 mila multe).

Il Comune abbia il coraggio di fare chiarezza e di far conoscere ai cittadini il reale ammontare dei proventi contravvenzionali del Comune di Roma, e soprattutto l’utilizzo che ne viene fatto! 

I proventi dei parcheggi a pagamento e delle multe per violazione al Codice della Strada deve essere destinato al miglioramento della viabilità urbana, alla installazione, costruzione e gestione di parcheggi in superficie, sopraelevati o sotterranei, e al loro miglioramento. 

Il bollino blu deve essere obbligatorio dalla prima revisione in poi, e non dal primo anno di immatricolazione, e solo per i mezzi intestati a persone residenti nel Comune di Roma.

per approfondire: http://www.dibuduo.it/

Il motorino elettrico. Più veicoli poco inquinanti per migliorare l’aria che respiriamo?

Aprile 1, 2008 by dibuduo

Notare bene che a differenza di molti, per indicare un veicolo elettrico uso il termine “poco inquinante” e non “non inquinante”, perché produrre energia elettrica comporta comunque un certo inquinamento dovuto all’emissione di CO2 (e pensare che importiamo elettricità dalla Francia prodotta dalle centrali nucleari, ma questo è un altro discorso). 

Se si devono fare percorsi compresi tra 3-4 e 15-20 chilometri il motorino o la moto sono i mezzi ottimali; si “subisce” poco il traffico, anche senza fare slalom pericolosi e senza correre troppo. Se il 20-30 % delle persone che oggi usano l’auto passassero alle 2 ruote il traffico ne trarrebbe un grande beneficio.

Anche se i moderni motori a 4 tempi inquinano molto meno rispetto a quelli a 2 tempi , la diffusione dei motori elettrici contribuirebbe alla diminuzione di pericolosi inquinanti come microparticolato e benzene. 

Però ci sono 2 aspetti molto importanti: il costo del mezzo e la facilità di “rifornimento”. 

Gli scooter elettrici hanno secondo me un prezzo ancora poco “appetibile”, ma ultimamente ho trovato in rete uno scooter 50 elettrico a poco più di 2 mila euro, ma per non fare pubblicità non ne cito la marca, spero sia il primo di una lunga serie.La rete di stazione di ricarica per le 2 ruote elettriche è troppo limitata: solo 11 stazioni. E’ impensabile poter dare incentivi all’acquisto di mezzi elettrici se prima non si realizza un’adeguata rete di stazioni di ricarica.Ci vogliono circa 2 ore e 40-50 centesimi per un “pieno”. Quindi la stazione di ricarica deve stare vicino casa o al posto di lavoro. 

Occorrono dei piani integrati ‘sviluppo della rete - erogazione incentivi’ da realizzare gradualmente in ciascun municipio; è inutile erogare incentivi per tutto il Comune e poi realizzare poche stazioni sparse qua e là. 

Uso delle 2 ruote con motore elettrico

I vantaggi
Gli stessi degli scooter a motore a scoppio (maggiore rapidità negli spostamenti, maggiore facilità nel parcheggiare) e in più: riduzione dell’inquinamento; migliore efficienza degli equivalenti con motore a benzina; minori consumi (fino al 70-80% in meno); meno problemi di manutenzione; alcune compagnie assicurative applicano degli sconti rispetto agli equivalenti a benzina.


Gli svantaggi
Gli stessi degli scooter a motore a scoppio (maltempo e freddo). Meno autonomia (ma questo dipende dalle batterie, stiamo tra gli 80 e i 120 km), comunque sufficiente ai percorsi medio-brevi, ma non per fare viaggi lunghi fuori città. Tempi lunghi per la ricarica (circa 2 ore per un “pieno”).  
Quanti sarebbero disposti  (ovviamente in base alla difficoltà dei propri spostamenti) ad acquistare un motorino elettrico (ovviamente con adeguata presenza di stazioni di ricarica nel proprio quartiere) diciamo per esempio a 1′600 euro (con 400 euro di incentivo rottamazione per un ciclomotore a benzina a 2 tempi)? Io sì. Voi?

per approfondire: http://www.dibuduo.it/