I Colli Albani.

By dibuduo

I Colli Albani sono considerati un vulcano “quiescente”, cioè un vulcano in cui il tempo trascorso dall’ultima eruzione è inferiore a quello intercorso in media tra una fase eruttiva e la successiva: l’ultima fase eruttiva risale a circa 30 mila anni fa, mentre i cicli eruttivi si sono alternati con pause di circa 45 mila anni.

Questa affermazione non deve però suscitare forti preoccupazioni poiché il rischio maggiore è rappresentato dalle manifestazioni geotermiche (emissioni di gas tossici dal sottosuolo) che avvengono in diverse zone dei Colli Albani e che costituiscono un problema costante per la popolazione residente; un’ eruzione è preceduta da una lunga serie di eventi premonitori (sciami sismici, rapide deformazioni del suolo, apertura di fessure con fuoriuscita di gas, variazione nella composizione chimica delle acque di falda, etc.) che permettono di stabilire approssimativamente la probabilità del suo verificarsi a breve termine, ma soprattutto il vulcano si trova in un periodo di “riposo” che potrebbe durare anche altre migliaia di anni, oppure potrebbe addirittura non andare più incontro ad una nuova fase eruttiva.

 

 

L’area dei Colli Albani è notoriamente una zona sismogenetica: i periodi di attività più intensa si ripetono all’incirca ogni 30 anni e raggiungono intensità massime dell’ VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (nota semplicemente come “scala Mercalli”) a causa della bassa profondità degli ipocentri (le zone nel sottosuolo dove si originano i sismi), compresi tra i 2 e i 6 km, in corrispondenza delle zone dove sono avvenute le eruzioni più recenti (laghi di Albano e di Nemi, e altri crateri eccentrici).

Misurazioni condotte lungo una linea di capisaldi hanno permesso di evidenziare un fenomeno di deformazione lenta del suolo, analogo a quello di molti vulcani considerati attivi, con sollevamenti fino a 30 cm in circa 50 anni (il tasso di sollevamento è diminuito negli ultimi anni): le deformazioni verticali sono state messe in relazione all’aumento di pressione al tetto di una camera magmatica solidificata.

Le manifestazioni più evidenti e conosciute del vulcanismo dei Colli Albani sono rappresentate dalle emanazioni gassose dal sottosuolo. I gas che vengono liberati sono diossido di carbonio (anidride carbonica, CO2), disolfuro di idrogeno (H2S) e radon (Rn): tutti e tre questi gas sono pericolosi per gli esseri viventi e ad elevate concentrazioni (CO2 e H2S) possono essere addirittura mortali, mentre il radon e i prodotti del suo decadimento sono la principale causa di esposizione alla radioattività naturale e rappresentano la seconda causa per tumore al polmone nel mondo dopo il fumo. Il radon viene anche rilasciato dai blocchi di lava e di tufo con cui sono costruiti i muri, in seguito al decadimento di elementi radioattivi contenuti in piccole percentuali nei prodotti vulcanici.

L’emissione dei gas dal sottosuolo avviene in maniera all’incirca continua in corrispondenza di fratture lungo le quali essi risalgono verso la superficie, ma può subire un incremento in concomitanza di eventi sismici o per cause antropiche, come scavi per fondazioni e realizzazioni di pozzi abusivi. Le zone di maggior emissione sono storicamente conosciute e costantemente monitorate, come per esempio Cava dei Selci nel comune di Marino.

Questi gas sono più pesanti dell’aria e quindi in mancanza di ventilazione ristagnano nelle depressioni: all’aperto possono essere dannosi soprattutto per la vegetazione e per gli animali, mentre nelle abitazioni possono affluire lungo piccole fratture nel suolo o da tubi e condutture e ristagnare presso il pavimento nei locali seminterrati. Anidride carbonica e radon sono incolori e insapori, mentre il disolfuro di idrogeno è facilmente individuabile a causa del caratteristico odore di uova marce.

Le norme di comportamento sono ben illustrate nell’opuscolo “Rischio di emanazioni gassose nei comuni di Ciampino e Marino” a cura del Dipartimento Protezione Civile, dell’I.N.G.V. e dei Comuni di Marino e di Ciampino:

• Aerare sempre i locali, chiusi da molto tempo, prima di accedervi (cantine, garage, lavatoi)

• Non utilizzare locali interrati e seminterrati per attività abitative, lavorative, ricreative e soprattutto per ricovero notturno; vietare l’accesso negli scantinati ai bambini, se non accompagnati da adulti.

• Dotare i locali interrati e seminterrati di un impianto di ventilazione forzata, per garantire un’adeguata circolazione dell’aria e impedire pericolosi accumuli di gas tossici negli ambienti chiusi.

• Evitare la permanenza prolungata in strutture depresse, eventualmente presenti all’esterno delle abitazioni (piscine vuote, canali di raccolta delle acque, cisterne interrate, pozzi, etc.) e accedervi con grande prudenza, avendo l’accortezza che all’esterno della struttura vi sia qualcuno in grado di portare soccorso.

E aggiungo una cosa parimenti importante:
non eseguite MAI una perforazione per fare un pozzo senza la debita relazione del geologo! Non è solo un discorso di tutela delle risorse idriche sotterranee, ma anche di tutela della salute!

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