Archivio per la categoria ‘GEOLOGIA DELLA PROVINCIA DI ROMA’

Una corretta pianificazione del territorio per la mitigazione dei rischi. L’importanza dell’informazione alla popolazione.

Aprile 7, 2008

Non esiste una ricetta universale per mitigare il rischio.

Occorre esaminare nel dettaglio le caratteristiche dei tre elementi che contribuiscono a formarlo (fenomeni, elementi esposti e loro vulnerabilità) ed elaborare la giusta strategia in funzione del rapporto costi-benefici (cioè bisogna individuare quali sono gli interventi che danno maggiori vantaggi con la minore spesa).
 
Conoscere i rischi e intervenire per ridurli vuol dire operare una corretta pianificazione del territorio (essa è l’ordinamento spaziale e temporale dello sviluppo mirato al miglioramento delle condizioni di vita, in equilibrio con l’ambiente).

La corretta pianificazione del territorio si esplica attraverso:
la PREVISIONE degli eventi pericolosi, cioè l’approfondita e dettagliata CONOSCENZA del territorio e delle sue dinamiche naturali;
la PREVENZIONE, cioè l’attuazione di interventi finalizzati alla mitigazione dei rischi individuati;
la CAPACITA’ DI GESTIRE L’EMERGENZA.

Le tipologie di pericoli naturali cui è soggetta Roma si conoscono molto bene.

Quantificare il rischio per ciascun fenomeno in una determinata zona è compito però ESTREMAMENTE arduo, poiché come abbiamo visto i parametri in gioco sono molteplici e molto complessi.

A livello qualitativo molto generale è abbastanza immediato individuare quali zone sono soggette a certi fenomeni.
Per esempio:
Monte Mario e Monteverde – instabilità dei versanti;
il centro storico vicino al Tevere – inondazione;
tutte le aree edificate su terreni alluvionali recenti – amplificazione sismica, cedimenti differenziali.

Questi sono esempi molto banali e generici, i fenomeni potenzialmente pericolosi sono molti, e molte sono le zone del Comune di Roma esposte ai rischi connessi a tali fenomeni.

Alcuni studi approfonditi e specifici sono già stati condotti da parte di Enti di Ricerca e Università, molti altri devono essere programmati.

Come previsto dalle Normative in materia di Protezione Civile è di fondamentale importanza l’esecuzione di una CAPILLARE CAMPAGNA DI INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE sui rischi del proprio territorio e sui comportamenti da adottare al verificarsi di un evento pericoloso, e l’organizzazione di PIANI D’EMERGENZA che devono essere provati assieme ai cittadini e aggiornati nel tempo.

I cittadini devono essere debitamente informati sui fenomeni naturali potenzialmente pericolosi a cui è sottoposto e adeguatamente preparati ad affrontare le possibili situazioni di emergenza.

Il concetto di rischio connesso a eventi naurali.

Aprile 7, 2008

Il nostro Paese è caratterizzato da una naturale evoluzione del paesaggio che purtroppo sirisolve in improvvise sciagure per l’uomo con drammatica continuità.
Terremoti, alluvioni, valanghe, frane, eruzioni sono in realtà EVENTI NATURALI; li definiamo PERICOLOSI, poiché a causa delle loro caratteristiche possono potenzialmente arrecare danno all’uomo.

Dunque dobbiamo interrogarci sul PERCHE’ un EVENTO NATURALE si traduce sistematicamente in una CALAMITA’:

1.  perché esso non è prevedibile e si verifica a caso sul territorio?
2.   perché non possiamo fare nulla per ridurre il rischio che comporta?
3.   perché se si verifica non abbiamo altro da fare che rassegnarci a non avere scampo?

La risposta a tutte e tre le domande è NO.

1) PREVISIONE Attraverso lo studio dei dati storici e l’approfondita conoscenza del territorio e delle dinamiche naturali cui è sottoposto, è possibile eseguire una valutazione probabilistica di quali eventi possano colpire una certa area, di che intensità e con che frequenza.

2) PREVENZIONE Individuato l’evento pericoloso, si può ridurre il rischio cui siamo sottoposti con interventi adeguati, ad esempio con la costruzione di opere ben studiate (sistemazione di un versante in frana, costruzione di una cassa d’espansione per le piene), oppure con il miglioramento degli edifici esistenti (per esempio adeguandoli alle normative antisismiche), oppure spostando in un luogo più sicuro le persone soggette al rischio

3) GESTIONE DELL’EMERGENZA E’ opportuno per ognuno di noi conoscere i rischi cui è soggetto il nostro ambiente e non farsi cogliere impreparati: bisogna quindi imparare come comportarsi quando si verifica una situazione d’emergenza
IL RISCHIO DOVUTO AD EVENTI NATURALI

Ora che abbiamo inquadrato l’argomento in generale definiamo meglio il significato di RISCHIO:
il rischio è l’entità del danno atteso in una certa area, in un certo intervallo di tempo, provocato dal verificarsi di un fenomeno pericoloso di una certa intensità

RISCHIO = P ∙ E ∙ V

(P) PERICOLOSITA’
probabilità che un certo fenomeno di una certa intensità si verifichi in una certa area in un determinato intervallo di tempo; il fenomeno può essere naturale o indotto più o meno direttamente e in misura variabile dall’antropizzazione.

(E) ELEMENTI A RISCHIO
elementi esposti al fenomeno: popolazione, beni storici, artistici ed archeologici, attività sociali ed economiche, manufatti, infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie) e di servizio (reti elettriche, idriche, telefoniche, fognature), etc.

(V) VULNERABILITA’
da 0 (nessun danno) a 1 (perdita totale dell’elemento a rischio)
entità delle perdite subite da un elemento a rischio in conseguenza di un fenomeno di una certa intensità = attitudine di un elemento a rischio a sopportare gli effetti di un fenomeno in funzione della sua intensità.

 

 

I Colli Albani.

Aprile 7, 2008

I Colli Albani sono considerati un vulcano “quiescente”, cioè un vulcano in cui il tempo trascorso dall’ultima eruzione è inferiore a quello intercorso in media tra una fase eruttiva e la successiva: l’ultima fase eruttiva risale a circa 30 mila anni fa, mentre i cicli eruttivi si sono alternati con pause di circa 45 mila anni.

Questa affermazione non deve però suscitare forti preoccupazioni poiché il rischio maggiore è rappresentato dalle manifestazioni geotermiche (emissioni di gas tossici dal sottosuolo) che avvengono in diverse zone dei Colli Albani e che costituiscono un problema costante per la popolazione residente; un’ eruzione è preceduta da una lunga serie di eventi premonitori (sciami sismici, rapide deformazioni del suolo, apertura di fessure con fuoriuscita di gas, variazione nella composizione chimica delle acque di falda, etc.) che permettono di stabilire approssimativamente la probabilità del suo verificarsi a breve termine, ma soprattutto il vulcano si trova in un periodo di “riposo” che potrebbe durare anche altre migliaia di anni, oppure potrebbe addirittura non andare più incontro ad una nuova fase eruttiva.

 

 

L’area dei Colli Albani è notoriamente una zona sismogenetica: i periodi di attività più intensa si ripetono all’incirca ogni 30 anni e raggiungono intensità massime dell’ VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (nota semplicemente come “scala Mercalli”) a causa della bassa profondità degli ipocentri (le zone nel sottosuolo dove si originano i sismi), compresi tra i 2 e i 6 km, in corrispondenza delle zone dove sono avvenute le eruzioni più recenti (laghi di Albano e di Nemi, e altri crateri eccentrici).

Misurazioni condotte lungo una linea di capisaldi hanno permesso di evidenziare un fenomeno di deformazione lenta del suolo, analogo a quello di molti vulcani considerati attivi, con sollevamenti fino a 30 cm in circa 50 anni (il tasso di sollevamento è diminuito negli ultimi anni): le deformazioni verticali sono state messe in relazione all’aumento di pressione al tetto di una camera magmatica solidificata.

Le manifestazioni più evidenti e conosciute del vulcanismo dei Colli Albani sono rappresentate dalle emanazioni gassose dal sottosuolo. I gas che vengono liberati sono diossido di carbonio (anidride carbonica, CO2), disolfuro di idrogeno (H2S) e radon (Rn): tutti e tre questi gas sono pericolosi per gli esseri viventi e ad elevate concentrazioni (CO2 e H2S) possono essere addirittura mortali, mentre il radon e i prodotti del suo decadimento sono la principale causa di esposizione alla radioattività naturale e rappresentano la seconda causa per tumore al polmone nel mondo dopo il fumo. Il radon viene anche rilasciato dai blocchi di lava e di tufo con cui sono costruiti i muri, in seguito al decadimento di elementi radioattivi contenuti in piccole percentuali nei prodotti vulcanici.

L’emissione dei gas dal sottosuolo avviene in maniera all’incirca continua in corrispondenza di fratture lungo le quali essi risalgono verso la superficie, ma può subire un incremento in concomitanza di eventi sismici o per cause antropiche, come scavi per fondazioni e realizzazioni di pozzi abusivi. Le zone di maggior emissione sono storicamente conosciute e costantemente monitorate, come per esempio Cava dei Selci nel comune di Marino.

Questi gas sono più pesanti dell’aria e quindi in mancanza di ventilazione ristagnano nelle depressioni: all’aperto possono essere dannosi soprattutto per la vegetazione e per gli animali, mentre nelle abitazioni possono affluire lungo piccole fratture nel suolo o da tubi e condutture e ristagnare presso il pavimento nei locali seminterrati. Anidride carbonica e radon sono incolori e insapori, mentre il disolfuro di idrogeno è facilmente individuabile a causa del caratteristico odore di uova marce.

Le norme di comportamento sono ben illustrate nell’opuscolo “Rischio di emanazioni gassose nei comuni di Ciampino e Marino” a cura del Dipartimento Protezione Civile, dell’I.N.G.V. e dei Comuni di Marino e di Ciampino:

• Aerare sempre i locali, chiusi da molto tempo, prima di accedervi (cantine, garage, lavatoi)

• Non utilizzare locali interrati e seminterrati per attività abitative, lavorative, ricreative e soprattutto per ricovero notturno; vietare l’accesso negli scantinati ai bambini, se non accompagnati da adulti.

• Dotare i locali interrati e seminterrati di un impianto di ventilazione forzata, per garantire un’adeguata circolazione dell’aria e impedire pericolosi accumuli di gas tossici negli ambienti chiusi.

• Evitare la permanenza prolungata in strutture depresse, eventualmente presenti all’esterno delle abitazioni (piscine vuote, canali di raccolta delle acque, cisterne interrate, pozzi, etc.) e accedervi con grande prudenza, avendo l’accortezza che all’esterno della struttura vi sia qualcuno in grado di portare soccorso.

E aggiungo una cosa parimenti importante:
non eseguite MAI una perforazione per fare un pozzo senza la debita relazione del geologo! Non è solo un discorso di tutela delle risorse idriche sotterranee, ma anche di tutela della salute!