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Gli zingari. Anzi, i nomadi, così è “politically correct”.

Aprile 4, 2008

20 anni fa davanti casa mia c’erano 50 roulotte di zingari. Accattonaggio e furti a tutto spiano.

20 anni dopo ho cambiato casa, ma gli zingari sono sempre di più, e da tempo hanno imparato a procreare il più possibile per sfruttare i minori nell’accattonaggio e nei furti.

La situazione è peggiorata, ed è sotto gli occhi di tutti. 

Integrazione significa imparare a rispettare le leggi, a lavorare, a pagare per i servizi di cui si usufruisce, a vivere come vivono tutti gli italiani, e non ultimo significa imparare a lavarsi e a vestire dignitosamente.
Mi chiedo se la gente nomade vuole davvero l’integrazione o preferisce sopravvivere da parassita della società.

Chi non accetta di integrarsi se ne deve andare.

E’ ora di dotare Roma di un piano serio e civile di gestione dei nomadi, cosa che non sono riusciti a fare Rutelli e Veltroni IN 15 ANNI.

L’unico regolamento di cui ho trovato traccia è la Deliberazione del Commissario Straordinario n. 117 del 3 giugno 1993, che pur nella sua incompletezza e approssimazione specificava “ ….La sosta è consentita previo pagamento, da parte dei singoli gruppi familiari, di una somma a copertura dei consumi di luce, acqua e dei servizi… ”.

E’ mai stato applicato? O paghiamo noi per ospitare i nomadi a Roma? La risposta la conosciamo tutti.

Quanti di noi direttamente o indirettamente hanno avuto pessime esperienze con un nomade?

Siamo stufi di subire gente che ha un concetto tutto suo del modo di vivere in una società, dell’igiene personale e della pulizia, che ha le sue regole e non ha intenzione di seguire quelle della comunità che la ospita.

Personalmente ritengo che il Comune di Roma deve fare propria, integrandola, la proposta di Legge Regionale presentata dal Consigliere Luigi Celori ad ottobre 2007.
Gli elementi portanti della proposta sono riassumibili in pochi punti chiari ed essenziali:
- controllo serio e concreto dei nomadi presenti su tutto il territorio regionale;
- costruzione di campi di sosta fuori dai centri abitati;
- divieto di sostare al di fuori dei campi autorizzati;
- sosta nei singoli campi al massimo per 30 giorni (altrimenti che nomade sei??);
- obbligo di versare un contributo alle spese di gestione del campo;
- rigida severità nelle sanzioni, fino all’allontanamento obbligatorio dal campo con la conseguente perdita per il nomade trasgressore del diritto di sosta in tutti i campi della Regione.

Le integrazioni che ritengo opportune sono le seguenti.

Trascorsi tre mesi di libera residenza per chi non dimostra di avere i mezzi necessari per la propria sussistenza deve essere prevista l’espulsione immediata dal territorio comunale (direttiva Comunità Europea 2004/58, CAPO III, art. 6 e 7), con segnalazione ai competenti organi governativi.

Un nomade per poter sostare nel comune deve:
- avere il permesso di soggiorno ed essere provvisto di documento di identità;
- comunicare all’ufficio comunale preposto i propri dati anagrafici;
- pagare le utenze al campo di sosta (acqua, luce, gas, rifiuti)
- al termine dei tre mesi dimostrare di avere i mezzi necessari per la sussistenza propria e dell’eventuale famiglia a carico, e comunque rispettare il limite massimo di 30 giorni di sosta in un campo.

Se un tale regolamento, perfettamente rispettoso dei diritti di tutti, entrasse in vigore, quanti nomadi resterebbero nel nostro territorio dopo poco tempo?

Facciamo rispettare loro i doveri della convivenza civile e vediamo quanti saranno veramente capaci di integrarsi.
 

per approfondire: http://www.dibuduo.it/